Amici e colleghi ricordano Rino D'Anna, persona e artista

Vanda Valli

Giornalista

Rino lo ricordo con Bill, almeno così mi pareva si chiamasse. Bill era uno stupendo cane da caccia, con un vizio di forma, si potrebbe dire, perché era nato, con quel vizio: perdeva bava come una grossa, dolce, lumaca dalle lunghe orecchie.

Ecco, Rino e Bill erano una coppia di fatto molto consolidata, armoniosa. Alla sera quando si andava a casa D’Anna a gustare la cucina di Nuccia, i suoi magici spaghetti, Rino lo trovavi lì sul divano, sorridente, con Bill sdraiato al suo fianco, che non lo mollava e più si sentiva amato, più seminava la sua scia. Rino gli parlava, noi ci scansavamo un po’.

 

E, in realtà, di Rino ho ricordi molto, soprattutto, visivi. Lo rivedo al “Lavoro” nel suo ufficio dove stava da solo e disegnava vignette, ritratti. Noi a turno andavamo lì a chiacchierare,  che non si negava, ma non si faceva coinvolgere più di tanto: in fondo, dovessi definirlo, direi che era un solitario, malinconico con un fondo di dolcezza. La svelava in qualche tratto di penna, la faceva intuire, la sua dolcezza, ma istrice com’era, non ti lasciava avvicinare più di tanto alla sua anima.

 

Ho tenuto, nei decenni, il biglietto d’auguri del Lavoro già nel gruppo Espresso, disegnato da lui: una grande “L” e dentro  le caricature in miniatura di tutti noi e ognuno con il ruolo che effettivamente svolgeva al giornale. Mi era piaciuto vedermi con il naso all’insù e le mani sui fianchi, un’immagine molto femminile. Del resto un giorno, Rino mi disse: “Io ti vedo così” e si mise a disegnare una sagoma di donna, con le scarpe con i tacchi, la gonna appena sopra il ginocchio, uno sguardo quasi da malafemmina: l’ho ancora quel meraviglioso ritratto, non mi ha insegnato a essere così suadente, mi ha un poco confortato in alcuni momenti.

 

Chi era Rino D’Anna? Un signore e un artista, gentile, che ti sapeva stupire ma guai a farglielo capire, si incupiva di colpo come un cielo in burrasca in estate. Era un silenzioso osservatore della vita che amava Bill e le moto potenti, la sigaretta e la sua matita magica. Si faceva coinvolgere anche da noi, lui che era più grande, in serate che gestiva sempre col sorriso e che mai ci ha fatto sapere se davvero si divertiva, o se radunava un piccolo mondo perché, ogni tanto, anche gli artisti introversi e solitari hanno bisogno di capire come sono gli altri, o di sentire l’affetto e il rispetto degli amici.

Il presidente Pertini si faceva mandare ogni vignetta firmata D’Anna che lo riguardava, è rimasta nel cuore di tutti la pipa spezzata disegnata da Rino quando il Presidente morì.

 

Noi lo abbiamo perso quando si è trasferito a Milano, poi è tornato ma in riviera, lo abbiamo sempre avuto nel cuore.